Sabato 13
Febbraio 8, 2010 on 1:39 pm | In Politica | 2 CommentsSabato 13 febbraio l’agorà sarà un convegno: “Libero Web in libero Stato”, in difesa della libertà di espressione e di informazione in rete, contro il decreto Romani e ogni tentativo di censura governativa.
Milano, Teatro Blu di via Cagliero 26, dalle 15 alle 18,30. In collaborazione con Giulio Cavalli e Claudio Messora.
Tra i relatori per ora confermati: Giulio Cavalli, Guido Scorza, Roberto Zaccaria, Marco Trotta, Loris Mazzetti, Daniele Biacchessi e altri ancora.
Fate girare la voce!
L’agorà di sabato 6 febbraio
Febbraio 4, 2010 on 7:44 pm | In Politica | 12 CommentsLa prossima Agorà si svolgerà (con regolare preavviso alla questura) sabato 6 febbraio nel centro di Milano, in via Dante ad angolo con via Rovello, davanti al Piccolo Teatro. Dalle ore 14 alle 18,30. Fate girare la voce!
Tra i temi in discussione: “Libero Web in Libero Stato”. Che sarà il titolo del convegno che stiamo organizzando per sabato 13 febbraio, contro il decreto Romani e ogni tentativo di censurare la libera espressione sul web. Restate in contatto per i dettagli.
Alberto Ricci
Febbraio 2, 2010 on 5:40 pm | In Politica | 11 CommentsSulla strada, per comunanza di sdegno e di ideali, è nata l’amicizia con Alberto Ricci, il nostro rivoluzionario in loden. Come esemplare umano è l’esatto opposto dell’homo berlusconianus. Il suo stile di militanza civile è l’esatto opposto del mio. Nel video il ritratto che gli ha dedicato Ricky Farina. Di seguito, estratto dal libro Alza la testa!, uno dei tanti momenti di opposizione culturale che in questi anni abbiamo vissuto assieme.
“Sabato 19 febbraio 2005, Il giorno dopo la condanna in primo grado, insieme all’amico Alberto Ricci, andammo a Busto Arsizio, dov’era previsto un pomposo convegno sulla giustizia, alla presenza di Sua Eccellenza Padana Roberto Castelli, il ministro della giustizia in carica. Lo contestai a scena aperta, anche per dimostrare che non mi lasciavo scoraggiare facilmente. Ecco un resoconto a caldo di quella trasferta.
Ingegnere, singolare figura di sopravvissuto della borghesia civile milanese, il mio amico Alberto indossa estate e inverno un loden verde.
L’auto di Alberto è una Fiat Regata familiare di 18 anni. Ormai cade a pezzi, tant’è che mi tocca fare il viaggio seduto sui sedili posteriori tenendo stretta una portiera che non ne vuole sapere di star chiusa, ma Albertone non la molla. Più che un’auto è un magazzino. Strapiena di giornali, volantini e materiali vari di cento iniziative civiche di questi anni, la nostra auto blu ci porta a destinazione anche stavolta.
“Dove possiamo parcheggiare’”, domanda Alberto a un poliziotto dei tanti di guardia. “Questo è il posteggio autorità, là c’è il parcheggio ospiti, avete l’invito?”, risponde il guardiano. Temo che non sarà facile entrare. Parcheggiamo vicino al mercato, dove già che ci sono distribuisco qualche volantino dal titolo “CONDANNATO! (per amore della giustizia)”.
Eccoci all’ingresso. Alberto, nonostante le mie suppliche, ha deciso di non separarsi dai suoi due sacchetti carichi di scartoffie di ogni tipo. In effetti il magazzino a quattro ruote non si chiude, dunque è meglio portarsi tutto con sé. Scartata l’ipotesi di lasciarlo in qualche bar, gli rifilo anche il mio zaino, zeppo di ritagli e dossier. Ormai lo so: meglio arrivare nudo alla meta. Ci diamo una regola: “Entriamo separati, facciamo finta di non conoscerci”. “Va bene, ci vediamo alla fine!”, risponde Alberto.
Risultato? I centurioni blindano lui, neanche a dirlo incensurato, forse insospettiti da un distintivo che porta appuntato al bavero del loden. Vi campeggia un disegno di Staino con un’Italia turrita, ferita e pugnace, e la scritta: “l’articolo 138 sono io”. Mi ha confidato che se lo toglierà solo quando verrà bocciata dal referendum la riforma costituzionale ideata nella baita di Lorenzago, ovvero l’attacco finale alla diligenza. E così sarà.
Faccio finta di niente mentre i vigilantes gli chiedono: “Lei è in rappresentanza di un ente o di una associazione?”. “No, sono un cittadino, questo è un distintivo per la difesa della Carta Costituzionale”, risponde Alberto con ineguagliabile candore. Cerco di trattenere i singulti di riso.
Lo fermano, saprò poi che gli hanno minuziosamente perquisito i sacchetti e pure il mio zaino. Roba che scotta. Infatti gli impediscono di entrare.
Io - guarda caso, appena condannato - entro tranquillamente. Mi siedo in prima fila, in un posto riservato, a fianco di un generale della finanza con i baffi.
Nel panel dei relatori figurano tra gli altri il presidente del tribunale di Busto, il piemme milanese Fabio Roia, perfino don Mazzi, il prete catodico. E il padano Speroni, eurodeputato di lungo corso, che ha ormai dismesso le cravatte da cow boy in favore di una cravatta verde di ordinanza.
Arriva Castelli. Lo attornia un codazzo di guardie, dignitari e cronisti.
C’è un signore mastodontico con cappottone blu, che sembra un questore mediorientale. Il generale della finanza, vedendolo in piedi, fa per cedergli il posto. Mi alzo di scatto: “La prego si accomodi, troverò un altro posto”. Ho il pretesto per allontanarmi dalla prima fila, pericolosamente vicina alla porta di ingresso e alle guardie del corpo del Guardasigilli Secessionista.
Mi siedo in platea dalla parte opposta, dove potrò gustarmi con calma il discorso del Ministro. L’Ingegnere si è preparato bene. Illustra un mucchio di slides che scorrono veloci su un maxi-schermo, come nelle convention del marketing.
“Partiamo dai dati”, propone l’Eccellenza Padana, un cartesiano doc. E le tabelle dovrebbero sostenere la seguente tesi: per fondi alla giustizia, strutture e personale l’Italia è oltre la media europea. Ergo, chi si lamenta è viziato da un’ideologia antigovernativa.
Puntiglioso anche l’elenco delle cose fatte. “Chi ha detto che la riforma del diritto societario era una cosa malfatta, magari isolando qualche singolo aspetto, ignora che è in linea con le direttive europee ed è stata apprezzata a livello internazionale”. Un “singolo aspetto” di quella legge è servito all’impunità del Mafioso di Arcore (così un tempo i Padani chiamavano Berlusconi) e ai suoi amichetti imputati di falso in bilancio.
L’attacco sulla stampa nemica del governo e dunque del popolo sovrano è un altro passaggio irrinunciabile. “Il Governo lavora bene, ma poi sui giornali si leggono solo critiche e dati falsi, perché i grandi quotidiani sono schierati con la magistratura”.
Alberto, che naturalmente non usa il telefonino, attraverso un ponte telefonico, riesce intanto a farmi arrivare un sms da un’amica comune: “Da Alberto: non lasciato entrare, ti aspetto al mercato. Esci quando vuoi, con circospezione…”.
Ancora il Celta, con l’espressione di chi non entra nei dettagli solo per motivi di tempo: “Sulla riforma del codice penale stiamo lavorando, sulla riforma del codice civile stiamo lavorando, sulla riforma del diritto fallimentare stiamo lavorando…sulla riforma dell’ordinamento giudiziario… abbiamo lavorato “. Mentre pronuncia le parole “ordinamento giudiziario” il nordista fa una risatina supponente, con piegamento del busto verso il tavolo dei relatori, dove siedono anche alcuni magistrati.
A questo punto decido di far sentire la mia voce. Questo è il testo esatto del botta e risposta.
Ricca: “… e dell’impunità di Previti e Berlusconi quando ne parliamo?”
Castelli: “Ecco con le solite banalità…”.
Ricca: “D’accordo, ma mi dia una risposta! Che mi dice delle leggi per l’impunità dei potenti?”
Castelli: “Le faccio i miei complimenti per l’originalità e l’intelligenza!”
Moderatore del convegno: “Il dibattito è nel pomeriggio … lei non può! …”.
Ricca: “Io ho fatto un’osservazione critica, in democrazia si può!”.
Castelli: “E meno male che siamo in democrazia, così anche gli stupidi possono parlare …”.
Ricca: “Lei è il ministro dell’impunità dei potenti e dell’accanimento verso i deboli!”.
Castelli: “Lei è solo un ignorante!”.
Ricca: “Studi legge prima di fare il ministro della Giustizia!”.
Castelli: “Ma allora venga lei qui a parlare, mi dice che cosa ne sa lei?
Ricca: “Io ho imparato la libertà da giudici morti contro il terrorismo e contro la corruzione!”.
Castelli: “Lei è un ignorante!”.
Ricca: “Dove ha studiato legge lei, su Topolino? Evviva i servi padani di Previti e Dell’Utri!”.
Poliziotto buono e poliziotto cattivo: il trucco è vecchio. Mentre Castelli dice loro di lasciarmi stare in sala, i gendarmi mi accompagnano fuori.
Senza farsi troppo vedere, in sala alcuni sorridono. Altri fanno buuuuù. Il rituale di identificazione ormai lo conosco. Domande, sguardi sospettosi, modi spicci, meccanica richiesta del documento.
Mentre cerco in tasca la mia carta di identità, spunta il dottor Fabio Roja. Ha attraversato al volo tutta la sala. Rassicura me e gli agenti. Si accerta che non accada nulla di strano. “Adesso lei si calma, fa vedere loro il suo documento e poi tutto si risolve”, mi dice. “La ringrazio molto per questo suo intervento, ma quando faccio queste cose sono calmissimo, anche se parlo a voce alta per farmi sentire. La mia indignazione è razionale”, gli rispondo.
Mi avvicina un signore bizzarro, che era in platea: “Grazie, lei ha ragione! Ha detto le cose che anch’io penso ma non sempre ho il coraggio di dire”. Mi lascia un dossier di sue iniziative contro politicanti locali corrotti, mi abbraccia. La polizia identifica anche lui, e non lo lascia più entrare.
Segue brillante lavoro di intelligence. “Questo dev’essere collegato a quell’altro con il distintivo dell’articolo 38″, bisbiglia agli agenti uno che ha l’aria del capo. “Mi scusi: articolo 138 semmai”, preciso io, “è l’articolo che definisce le procedure di revisione costituzionale, la combinazione della cassaforte dell’ordinamento democratico”. Una confessione in piena regola. Un agente mi accompagna all’uscita.
Ritorno al mercato. Faccio vari giri, alla fine chiedo a un mercante: “Ha visto un tipo strano con loden verde, uno zaino nero e due sacchetti pieni di carte?”. “Sì, è appena passato, è andato di là”.
Sulla via del ritorno racconto tutto ad Alberto. Frutto del caso e della perseveranza, il blitz è riuscito. Si ride di gusto. Detto a un amico un comunicato. Meno male che esiste la Rete. Il telefonino continua a squillare, la pernacchia al Padano, attraverso agenzie e radio, già risuona in giro per l’Italia.
Mi riportano i commenti del ministro. “Non lo denuncerò. Forse vuol diventare il Paolini della giustizia”.
Nel dar conto del fatto il Corriere.it probabilmente equivoca: “Castelli dice: forse vuol diventare il Paolini della giustizia, riferendosi al noto attore teatrale”. Il paragone sarebbe lusinghiero, ma temo che il ministro padano si riferisse a Gabriele Paolini, il guastatore televisivo. In effetti è più alla sua portata”.
Sestu
Febbraio 1, 2010 on 12:52 pm | In Politica | 7 CommentsVenerdì 12 febbraio 2010 sarò a un incontro pubblico a Sestu, in provincia di Cagliari, insieme a Salvatore Borsellino, presso l’aula consiliare, dalle ore 18.
Piano di rinascita democratica
Gennaio 31, 2010 on 7:17 pm | In Politica | 11 CommentsLa Costituzione della Repubblica è la vera contestazione alla realtà italiana, la bussola di ogni possibile riscatto civile per questa nazione allo sbando. Mai era caduta così in basso, mai era stata svilita con tale accanimento. Comportamenti sprezzanti, pessime leggi, nuovi progetti di riforma e colpevoli omissioni la stanno svuotando di senso e di sostanza, comprimendo diritti e garanzie, offendendo i più elementari criteri di equità. Il potere del denaro e della tv ha corrotto ogni processo politico. La legge elettorale ha mortificato la rappresentanza. I partiti sono diventati centri di potere autoreferenziali, privi di “metodo democratico” (art. 49). Il parlamento è diventato l’ufficio di ratifica dei decreti governativi. Il consenso di una minoranza del corpo elettorale è interpretato come delega al comando e legittimazione dell’impunità. Le istituzioni di garanzia vengono aggredite quando infastidiscono il manovratore. L’informazione main stream è addomesticata. La magistratura è costantemente sotto attacco. Il principio di uguaglianza giace sepolto sotto venti leggi su misura. La libertà del web è a rischio. L’idea stessa di interesse generale sembra avere perso diritto di cittadinanza. La “disciplina e l’onore” (art. 54) di chi esercita una funziona pubblica sono diventate un trascurabile dettaglio. Ultima pietra d’inciampo al golpe bianco, quel poco che resta del dissenso sociale, del giornalismo indipendente e dell’opposizione parlamentare viene criminalizzato. Stiamo davvero vivendo il periodo più buio del sessantennio repubblicano e auguriamoci che non sia un destino ma una parentesi. Nessun diritto è mai acquisito per sempre. Ancora una volta spetta ai cittadini responsabili muoversi, con unità d’intenti, per esigerne il rispetto e l’attuazione, innescando una vera e propria resistenza civile, individuale e collettiva, resa ancor più necessaria dall’assenza di una forte opposizione parlamentare. Ieri, nello stesso giorno in cui al mattino gran parte della magistratura ha dato un drammatico segnale di dissenso rispetto alle aggressioni mediatiche e alle leggi contro la giustizia, lasciando silenziosamente, con una copia della Costituzione sotto il braccio, le cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario al momento degli interventi dei rappresentanti del governo, al pomeriggio si sono svolte manifestazioni in tutta Italia, promosse dal “popolo viola” in più di cento città. I grandi media, tranne lodevoli eccezioni, hanno dedicato alla manifestazione diffusa meno spazio di quanto sia normalmente dedicato a un convegno di partito o all’ultima dichiarazione di Gasparri. Anche questo fa parte del quadro. Abbiamo partecipato all’iniziativa di Milano, a due passi da piazza Duomo, nell’ormai tradizionale speaker’s corner di via Mercanti. Il nostro moto di “rinascita democratica” non può che passare per tanti appuntamenti come questo.
NO TAV in Val Susa
Gennaio 29, 2010 on 10:22 pm | In Politica | 17 CommentsScrivo al ritorno da Bussoleno. Basta mezza giornata con gli attivisti del NO TAV in Val Susa per capire che quella “grande opera” non s’ha da fare. Inquina e stravolge l’ambiente. E’ inutile sul piano sconomico. Fa sprecare miliardi di euro. Propone un’idea di sviluppo di falsa modernità e un modello decisionale che svuota di senso la democrazia. Per la Valle sarebbe esiziale, ma non è un problema soltanto locale: questo è il punto che occorre diffondere. Per ingrassare i soliti noti pagheranno due o tre generazioni di italiani. La mobilitazione degli abitanti prosegue. Ai presidi, nelle assemblee si respira un senso di comunità, una voglia di partecipazione che altrove sembra scomparsa. Si vede all’opera un’esperienza di democrazia partecipata che merita attenzione. Colpisce il livello medio di consapevolezza e preparazione degli abitanti. Ma anche la capacità di tenere unite storie, persone e sensibilità molto diverse di un movimento che ha tutti contro: i grandi media e quel partito trasversale che, dietro le parole magiche “futuro”, “velocità”, “sviluppo”, “grandi opere” nasconde i robusti appetiti di consorterie d’affari. I telefonini non si spengono mai in Valle: con le catene di sms si riescono a convocare centinaia di persone in pochi mnuti anche di notte. La manifestazione del 23 gennaio, che ha coinvolto decine di migliaia di persone, ha ridato fiato al movimento, che oggi presidia notte e giorno i luoghi dove sono annunciate le trivallazioni di sondaggio. I favorevoli al TAV hanno risposto a stretto giro con una contro-manifestazione, nella sala di un albergo. Difficile prevedere come finirà. E se si riuscirà a evitare, nell’ora delle scelte irrevocabili, la repressione di polizia. Di sicuro i NO TAV non molleranno. Nei prossimi giorni, per rilanciarne le ragioni, tutt’altro che ideologiche, saranno on line le interviste che alcuni di loro quest’oggi hanno rilasciato a Claudio Messora e me.
Enrica Marinelli
Gennaio 28, 2010 on 3:35 pm | In Politica | 21 CommentsMarcello dell’Utri può dare legittimamente del “certissimo stronzo” a un cittadino che gli chiede conto delle sue frequentazioni siciliane.
Lo pensa la pm onoraria Enrica Marinelli, che ha chiesto al gip presso il giudice di pace di Milano di archiviare la querela per ingiuria che a suo tempo m’ero tolto lo sfizio di sporgere. Oggi ho ritirato le due paginette di motivazioni e le pubblicherò a breve.
Si chiama Enrica Marinelli anche la pm onoraria che sostenne l’accusa di ingiuria e chiese la mia condanna in primo grado in esito alla querela che Silvio Berlusconi sporse contro di me per il “Fatti processare Buffone!”.
Mi opporrò all’archiviazione.
Bussoleno
Gennaio 27, 2010 on 12:06 pm | In Politica | 3 CommentsGiovedì 28 gennaio sarò a un incontro pubblico a Bussoleno (Torino). L’incontro si svolgerà dalle ore 21 presso la sala consiliare di Bussoleno e non più al presidio NO-TAV presso l’autoparco come stabilito in precedenza.
Vittorio Feltri
Gennaio 26, 2010 on 9:25 pm | In Politica | 52 CommentsIeri il direttore del Giornale era al Circolo della stampa di Milano alla presentazione dell’ultimo libro di Paolo Pillitteri. Titolo: “Non è vero ma ci credo. Immagini, simulacri ed inganni”. Siamo andati a chiedergli conto della storiella del “partito dell’odio”, dei “mandanti morali” e dei “trecento violenti” in piazza la sera del caso Tartaglia.
Nulla di personale. Chi ama la libertà non può che opporsi con forza ad ogni operazione di criminalizzazione del dissenso. Sempre. Da chiunque provenga.
Post scriptum
Nel corso del suo intervento - lo scopro solo ora perché ce n’eravamo già andati - Feltri ha avuto modo di dichiarare: “una balla talvolta è una forzatura della realtà che diventa più credibile della realtà stessa”. Una confessione.
Sabato 30
Gennaio 26, 2010 on 3:51 pm | In Politica | 3 CommentsSabato 30 gennaio manifestazioni in tutta Italia in difesa della Costituzione, contro il governo delle leggi vergogna. A Milano saremo in piazza con gli amici del “popolo viola”, dalle ore 16 alle 19. L’agorà settimanale di Qml confluisce in questa iniziativa. Appuntamento in via Mercanti, a due passi da piazza Duomo. Chi vuole, porti bandiere tricolori.
Questa opera è pubblicata da Piero Ricca sotto una Licenza Creative Commons
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